OCCHIO SECCO


L’occhio secco (dry eye) è una situazione patologica caratterizzata da una alterazione quantitativa o qualitativa delle lacrime, con conseguente danno della superficie oculare esposta, e sintomi di discomfort quali secchezza, iperlacrimazione, arrossamento. Si tratta di una patologia frequente e le cause che possono condurre all’insorgenza dell’occhio secco sono molteplici, perciò si è soliti distinguere forme da ridotta produzione lacrimale e forme da eccessiva evaporazione. Considerando le prime si distinguono forme associate a sindrome di Sjogren e non, queste ultime secondarie a deficit lacrimale, ad ostruzione del dotto della ghiandola lacrimale e ad iposecrezione riflessa.

La sindrome di Sjogren rappresenta una malattia autoimmune in cui si verifica una distruzione delle ghiandole esocrine con interessamento prevalente di ghiandole lacrimali e salivari con conseguente iposecrezione.

Tra le forme di occhio secco non associate a s. di Sjogren vi è l’insufficienza primaria (fibrosi dei dotti ghiandolari, atofia della ghiandola) e secondaria della ghiandola lacrimale (secondaria ad altre patologie sistemiche); l’ostruzione dei dotti ghiandolari; l’iposecrezione riflessa: questa può essere causata da utilizzo prolungato di lenti a contatto, oppure da una chiusura incompleta della palpebra (lagoftalmo), oppure da uso di farmaci (antidepressivi triciclici, antistaminici, betabloccanti, antispastici ed alcuni diuretici) che possono causare una riduzione quantitativa del film lacrimale.

Per quanto riguarda l’occhio secco da aumentata evaporazione lacrimale, si annoverano la disfunzione delle ghiandole di Meibonio (meibonite), i disturbi di apertura e chiusura delle palpebre (ptosi, entropion ed ectropion) con aumento dell’evaporazione lacrimale ed infine la riduzione dell’ammiccamento da deficit dopaminergico. In tutte queste diverse forme i sintomi caratteristici sono rappresentati da bruciore, sensazione di corpo estraneo, fotofobia, difficoltà nell’apertura delle palpebre al risveglio e nei casi più gravi dolore ed annebbiamento visivo. Tutti questi disturbi peggiorano in ambienti secchi, ventilati e climatizzati. Considerando la gravità e la frequenza dei sintomi è possibile distinguere l’occhio secco o dry eye in quattro gradi: grado I: lieve o sporadico che si verifica in situazioni ambientali sfavorevoli, grado II: moderato, sporadico, cronico, grado III: grave e frequente e grado IV: grave, disabilitante e costante.

Per quanto riguarda la diagnosi sono attualmente disponibili numerosi metodi per valutare la produzione lacrimale; essi comprendono: la misurazione del menisco lacrimale tra il bulbo e il margine palpebrale inferiore mediante biomicroscopia, il test di Schirmer che serve a dare una valutazione quantitativa delle lacrime (si esegue inserendo nel fornice congiuntivale inferiore delle striscette di carta bibula standardardizzata in formato 5 x 35mm con un’incisione nel punto di piegatura, la striscetta va mantenuta in sede per 5 minuti, va poi analizzata in base all’imbibizione del cartoncino; viene considerato normale un valore > o = 15mm in 5 minuti), la colorazione con fluoresceina, rosa bengala o verde di Lissamina che mettono in evidenza le cellule sofferenti alla biomicroscopia a lampada a fessura; importante è poi l’analisi del BUT (tempo di rottura del film lacrimale) per valutare la qualità delle lacrime, consiste nel tempo che intercorre tra apertura delle palpebre e formazione della prima area di essiccamento dell’epitelio corneale, il suo valore fisiologico è 15- 45 secondi; si esegue alla lampada a fessura con filtro blu dopo aver inserito la fluoresceina nell’occhio e chiedendo al paziente di compiere 2-3 ammiccamenti.

Per l’occhio secco si raccomanda l’uso di lacrime artificiali: diluenti (con breve durata di azione), stabilizzanti (in grado di stabilizzare il film lacrimale), di volume (costituiti da sostanze capaci di trattenere l’acqua), correttive (sono in grado di modificare alcune caratteristiche fisiche della superficie oculare), nutrienti (contengono sostanze che migliorano il trofismo degli epiteli sofferenti). L’oculista sarà in grado di suggerire e prescrivere i prodotti più adatti.

La terapia chirurgica viene effettuata nelle formi molto gravi di occhio secco in cui l’uso si sostituti lacrimali non apporta alcun beneficio; consiste nella chiusura provvisoria dei puntini lacrimali mediante dei piccoli tappi in silicone (punctum plugs), se tale rimedio risulta efficace si procede alla loro chiusura definitiva.

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