Cataratta


CATARATTA: tutto quello che c’è da sapere

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LA CATARATTA È UNA MALATTIA

cat2La cataratta è una malattia.
Questo vuol dire che c’è una parte dell’occhio, che si chiama lente cristallina, che si ammala.
Il nome della malattia è cataratta.
La cataratta quindi non è un velo che cresce o scende dentro l’occhio, ma è il nome di una malattia della lente cristallina, malattia che fa diventare opaca la carne della lente cristallina.

LENTE CRISTALLINA

La lente cristallina è una delle due lenti dell’occhio, quindi è normalmente trasparente, ha la forma di una grande lenticchia, sta dentro l’occhio dietro l’iride, che è la parte coloratadell’occhio ed è tenuta in posizione da cat3numerosissimi microscopici fili elastici che, nel loro insieme, costituiscono il legamento sospensore della lente cristallina. Le dimensioni della lente cristallina sono di circa 10 millimetri di diametro, quasi quanto l’iride e di circa 5 millimetri di spessore.

LA CHIRURGIA È L’UNICA CURA

La carne della lente cristallina malata di cataratta diventa progressivamente opaca.
La chirurgia è l’unica cura capace di ricreare la trasparenza necessaria a vedere bene.

DECIDIAMO INSIEME QUANDO OPERARE

Il momento ideale per l’intervento viene deciso dal medico insieme al paziente. Molte persone scelgono di farsi operare quando si accorgono di difficoltà durante le normali attività quotidiane, come guidare l’automobile, guardare la TV, leggere, cucire, attraversare la strada, riconoscere il numero dell’autobus, oppure quando rimangono facilmente abbagliate nel contro-sole.
Il Chirurgo Oculista consiglia l’intervento quando evidenzia le difficoltà visive del paziente e quando la lente cristallina è alterata in modo importante.
Rinviare l’intervento, rispetto al momento ideale, rende più difficile l’intervento e aumenta il rischio di gravi complicazioni durante o dopo l’intervento.

LA CURA CHIRURGICA DELLA LENTE CRISTALLINA È SIMILE ALLA CURA DI UN DENTE

La lente cristallina ha un rivestimento superficiale trasparente, chiamato capsula, che avvolge la carne che si ammala di cataratta.
Il chirurgo oculista può togliere la carne malata, con un lavoro chirurgico simile a quello che fa il dentista quando cura un dente.
Come il Dentista toglie la parte malata del dente e riempie poi lo spazio rimasto vuoto con un materiale adatto al dente, così il Chirurgo Oculista, toglie la carne malata all’interno della capsula della lente cristallina e riempie poi lo spazio rimasto vuoto con un materiale adatto alla lente stessa.
Il materiale di riempimento della lente cristallina operata è una lente fatta di materiale plastico morbido, comprimibile, biocompatibile, che non causa reazioni infiammatorie e non si altera col tempo.

FACO-EMULSIFICAZIONE

cat4Esistono vari modi di operare la lente cristallina malata di cataratta. Nella maggior parte dei casi viene utilizzata la tecnica detta faco-emulsificazione.
Dopo aver fatto una incisione di 1,8 mm al limite tra bianco e colore dell’occhio, il Chirurgo Oculista apre il rivestimento della lente cristallina sulla sua faccia anteriore, poi usa una sonda a ultrasuoni per liquefare e aspirare la carne malata. Il legamento sospensorio della lente cristallina deve rimanere integro, così come la parte anteriore periferica e posteriore del rivestimento della lente cristallina. All’interno di questo stesso rivestimento viene poi inserita la lente intraoculare.

LENTE INTRAOCULARE

cat5Oggi sono disponibili per la lente intraoculare materiali morbidi acrilici o in silicone che possono essere compressi così da poter passare attraverso la stessa incisione della sonda utilizzata per togliere la parte malata.
Il potere della lente intraoculare viene scelto in base alle caratteristiche dell’occhio operato e alla condizione ottica che si desidera ottenere dopo l’intervento. Il calcolo del potere della lente intraoculare viene eseguito da un computer dedicato sulla base della eco-biometria oculare effettuata nella visita pre-chirurgica.
Qualche volta non è possibile inserire la lente intraoculare all’interno della capsula della lente cristallina, ma solo al davanti di essa, oppure davanti all’iride. Raramente è impossibile inserire una lente intraoculare. In questi casi, per vedere a fuoco, può essere usata una lente a contatto o una lente da occhiale.
La presbiopia, cioè la difficoltà visiva da vicino dovuta all’età, rimane anche dopo la chirurgia della cataratta. Per ridurre il bisogno di occhiali per la lettura e per attività a distanza ravvicinata può essere impiantata una lente intraoculare multifocale.
Dalla fine del 2003 è disponibile una lente chiamata ‘Natural’, che assorbe in modo più completo i raggi ultra-violetti, proteggendo così in modo più completo la retina.
Dal 2006 sono disponibili lenti con qualità ottiche elaborate con lo scopo di aumentare le qualità ottiche caratteristiche delle lenti standard.

ESISTONO ANCHE ALTRI MODI DI OPERARE

In passato la tecnica chirurgica più utilizzata era la estrazione intracapsulare di cataratta. Con questa tecnica il Chirurgo Oculista apre la capsula del cristallino e, attraverso una incisione di circa 10 mm, svuota il cristallino con una spremitura manuale e inserisce una lente intraoculare al davanti della capsula della lente cristallina o, più raramente, all’interno, e infine chiude l’incisione con un filo di sutura.
In seguito si è diffusa la tecnica di inserire una lente intraoculare davanti all’iride, la parte colorata dell’occhio.
Successivamente si è affermata la tecnica chirurgica detta estrazione extra-capsulare di cataratta.
Con questa tecnica il Chirurgo Oculista apre la capsula del cristallino e, attraverso una incisione di circa 10 mm, svuota il cristallino con una spremitura manuale e inserisce una lente intraoculareal davanti della capsula della lente cristallina o, più raramente, all’interno, e infine chiude l’incisione con un filo di sutura.
Nel 1975 è stata inventata la tecnica detta faco-emulsificazione che abbiamo già descritto.
Negli ultimi anni sono state proposte due sonde laser, adatte entrambe per liquefare solamente i tessuti più morbidi e quindi di uso limitato.
Nel 2003 è stata presentata una sonda a microgetto d’acqua, anch’essa per i tessuti più morbidi e quindi di uso limitato.

ESISTONO VARI TIPI DI ANESTESIA

L’occhio è un organo molto sensibile e ogni intervento sull’occhio richiede qualche forma di anestesia.
Esistono diversi tipi di anestesia utilizzabili per la chirurgia della cataratta, ognuno con vantaggi e svantaggi.

1. ANESTESIE LOCALI

Anestesia superficiale con gocce, detta anche topica;
Anestesia con iniezione intra-oculare anteriore senza ago, detta intracamerale;
Anestesia con iniezione posteriore senza ago, detta subtenoniana;
Anestesia con iniezione posteriore con ago, detta retrobulbare.

2. ANESTESIA GENERALE


LA COLLABORAZIONE CON IL CHIRURGO È NECESSARIA

La collaborazione del paziente durante l’intervento di cataratta con una delle anestesie locali è sempre necessaria. Il paziente deve rimanere sdraiato a pancia in su, con la testa ferma e con lo sguardo immobile, fisso verso la luce del microscopio, per tutta la durata dell’intervento chirurgico. In qualsiasi fase dell’intervento un brusco movimento del paziente, del corpo, della testa o anche solo della bocca, possono causare danni irrecuperabili dei tessuti intraoculari.
Le palpebre vengono mantenute ferme da uno strumento detto blefarostato che è una specie di molletta applicata alle palpebre.
Il movimento dell’occhio, invece, deve essere controllato dal paziente.
L’anestesia di superficie con gocce e l’anestesia intracamerale non hanno effetti sui movimenti dell’occhio. L’anestesia subtenoniana in genere rallenta i movimenti oculari che però rimangono. Solo l’anestesia di infiltrazione profonda con ago, detta retrobulbare, in genere riesce a bloccare i movimenti volontari e involontari dell’occhio, e richiede quindi minore impegno di collaborazione al paziente, che deve comunque mantenere fermi il corpo, testa e bocca.
L’anestesia generale è l’unica anestesia che tolga qualsiasi responsabilità al paziente.
La scelta dell’anestesia viene effettuata in base al parere del Chirurgo Oculista e del Medico Anestesista, tenendo conto, nei limiti del possibile, dei desideri del paziente.

POSSIBILI COMPLICAZIONI

Come in ogni chirurgia non è possibile garantire il buon esito dell’intervento.
Ogni anestesia ed ogni gesto chirurgico possono comportare delle complicazioni.
Lei deve però sempre tener presente che il 95% degli operati di cataratta ottiene un miglioramento visivo rispetto a prima dell’intervento.
La presentazione delle possibili complicazioni viene fatta per dovere di informazione e per rendere consapevole chi deve sottoporsi all’intervento che questa chirurgia ha una grande complessità che può essere ignorata o sottovalutata dal paziente se considera la facilità con cui recupera la vista. Solo grazie alla continua evoluzione tecnologica e al delicato lavoro di microchirurgia del Chirurgo Oculista la complessità dell’intervento non viene percepita dall’operato. Il Chirurgo Oculista ha sempre lo stesso difficile compito, oggi più di ieri, di recuperare alla normale funzione una lente cristallina malata. In particolare la tecnica chirurgica attuale prevede di mantenere integra la capsula posteriore che però per sua natura è fragilissima; infatti la capsula ha lo spessore di soli due micron, cioè due millesimi di millimetro, nel punto centrale, il più importante per la vista.

LIMITI DELLA CHIRURGIA DELLA CATARATTA

Malattie del sistema visivo
Il sistema visivo è composto dall’occhio, dalle vie nervose che collegano l’occhio al cervello e dalla zona visiva del cervello, la corteccia occipitale, che è la parte più posteriore degli emisferi cerebrali.
Un intervento di cataratta ben riuscito permette alla luce di arrivare perfettamente a fuoco sulla retina, ma è la retina che trasforma la luce in informazione visiva ed è il nervo ottico che conduce questa informazione al cervello ed è il cervello che elabora questa informazione visiva in percezione visiva cosciente.
Una malattia del cervello o del nervo ottico o della retina, in particolare della parte centrale della retina, limitano il recupero visivo del paziente operato di cataratta.

Errore ottico
Il potere della lente intraoculare viene calcolato da un computer dedicato sulla base della eco-biometria eseguita in studio nella visita pre-chirurgica. Esistono delle condizioni sia prima che durante che dopo la chirurgia che possono modificare l’effetto ottico della lente stessa. Questi fattori, pur limitati, non sono però quantificabili in fase pre-chirurgica e sono variabili da caso a caso. Le modifiche dell’effetto ottico della lente intraoculare possono portare ad una condizione ottica diversa da quella programmata prima della chirurgia.

Presbiopia
La lente intraoculare standard non corregge la presbiopia, cioè non elimina la difficoltà di vista da vicino propria dell’età.
I soggetti giovani operati di cataratta diventano presbiti, cioè la loro lente cristallina operata non è in grado di mettere a fuoco bene da lontano e anche da vicino.
Una soluzione in questi casi è possibile utilizzando lenti intraoculari multifocali.
La visione con una lente intraoculare multifocale non è simile alla visione di un occhio normale di età inferiore a 40 anni, ma è piuttosto un compromesso per ridurre il bisogno di lenti da occhiale correttive per vicino. Sono però più frequenti dei disturbi collegati alla lente intraoculare come aloni attorno alle fonti di luce, facilità all’abbagliamento, riduzione della visione in condizioni di basso contrasto.

Cataratta secondaria
Il termine medico usato non è di comprensione immediata; meglio usare l’espressione opacità secondaria della capsula posteriore della lente cristallina.
Dopo un tempo variabile dalla chirurgia di cataratta, nel 30% dei casi circa, è possibile una opacizzazione della capsula posteriore con un nuovo calo visivo. Ciò richiede un particolare trattamento laser, ambulatoriale, indolore, detto Laser YAG capsulotomia posteriore, che realizza una apertura al centro della capsula posteriore opacizzata.

PRECAUZIONI E AVVERTENZE DOPO LA CHIRURGIA

Si può tornare a casa accompagnati, subito dopo l’intervento.
Leggere, scrivere e guardare la televisione è permesso subito dopo l’operazione.
In generale si possono riprendere anche le normali attività quotidiane, evitando la ginnastica pesante o il sollevamento di pesi superiori a 15 kg.
La terapia dopo la chirurgia è in collirio, cioè gocce per l’occhio, per circa 1 mese.
Occorre proteggere l’occhio durante il giorno con un paio di occhiali protettivi neutri o da sole e, durante la notte, con lo scudo oculare che viene dato alla dimissione dalla sala operatoria.
Nel primo periodo dopo la chirurgia la maggior parte dei pazienti ha una maggiore sensibilità alla luce e facilità all’abbagliamento ed è normale avere prurito o sensazione di corpo estraneo nell’occhio operato.
I vecchi occhiali potrebbero non essere più perfetti, per questo, circa una settimana dopo l’intervento, viene fatta la valutazione ottica e se necessario vengono prescritti dei nuovi occhiali.
Le date per le visite di controllo vengono decise in base all’esito dell’intervento e alla guarigione individuale.
PER UNA BUONA RIUSCITA DELL’INTERVENTO È INDISPENSABILE SEGUIRE LE CURE ED EFFETTUARE I CONTROLLI PRESCRITTI.

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